| Giro del Gran Paradiso |
Davanti ad un gigantesco piatto di spaghetti riviviamo i momenti di questa gloriosa giornata, prima di ritornare alle nostre bici. "Dove sono le mtb?" chiede preoccupato Lorenz. Due capannelli di turisti si accalcano attorno ai nostri bolidi. Mi sembra di essere una star che cammina in passerella. Mancano solo gli autografi. La gente si sposta e contemporaneamente piovono le domande. "Ma da dove venite?" è la più frequente. "Da Marte", avrei voglia di rispondere! Quando sentono che arriviamo da Valsavarenche molti non ci vogliono credere. Altrettanti non capiscono come faremo a scendere a Cogne. "Che domande, in sella ovviamente!", rispondiamo baldanzosi. Cosa vuoi che siano i mille metri di dislivello in discesa, dopo esserci calati da quota 3300?
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| .....non crediamo ai nostri occhi |
Nel giro di cinque minuti capiamo il perché dei dubbi. La mulattiera è larga e non ripida, purtroppo però i canali di scolo costituiscono un bell´ingombro. Pietre piatte messe di traverso richiedono di essere saltate, facendo attenzione a non urtare con la corona. In certi tratti la carrereccia è stata ridotta veramente male dall´alluvione del 2000. Proprio in uno di questi punti tocco l´apice tecnico della giornata, stando in equilibrio là dove anche i pedoni hanno problemi. Con un "You are very brave!" una signora inglese si congratula con me. Non ho neanche il tempo di ringraziarla, il prossimo ostacolo mi aspetta. La mia SID lavora come una pazza, le mie braccia ringraziano dell´acquisto. Tento di non pensare al costo dell´attrezzatura fotografica che mi porto sulla schiena. Non ho tempo per avere paura di cadere, gli occhi registrano attenti ogni pietra, il corpo si bilancia sui due pedali, il sudore scorre in rivoli malgrado io vada in discesa.
Inutile dire che alle nove di sera io e Lorenz cadiamo addormenati sui soffici letti di una tranquilla pensioncina a Cogne (1534 m).
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| In salita verso il Col Larissaz. Sullo sfondo il Monte Rosa |
La partenza all´alba non ci fa più paura ormai. Mangiamo pane
del giorno precedente con marmellata, per la colazione da cristiani è
ancora troppo presto. La luce è da favola in questa fresca mattinata,
mentre ci avviciniamo alla finestra di Champorcher. Il fischio delle marmotte
è l´unico suono che sentiamo, insieme allo scrosciare dell´acqua.
Al rifugio Fortuna incontriamo le prime anime vive della giornata. Degli operai
stanno ultimando la ristrutturazione dell´edificio principale prima
dell´arrivo dell´inverno. Possiamo osservare il loro tramestio
mentre saliamo faticosamente le serpentine in direzione del passo, un po´pedalando,
un po´a piedi. Gli sforzi di ieri sul Col Lauson si fanno sentire nelle
gambe.
I ruderi di una garritta militare ci indicano l´arrivo alla finestra
di Champorcher (2826 m). Un paesaggio lunare fatto di detriti morenici viene
scempiato da degli orrendi tralicci dell´Enel. Spontaneo nasce il pensiero
di metterci una bomba. Non fosse per la gente, che con questa energia elettrica
ci vive.
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| Sul Col Larissaz |
La strada reale prosegue completamente pedalabile in discesa. Ci lasciamo
prendere dall´ebbrezza della velocità e per poco non investiamo
un biker che procede in salita. Incredibile, pensavamo di essere gli unici
quassù! Dal rifugio Dondenaz l´itinerario prende tutta un'altra
piega. Dopo una ripida salita sulla strada usata per costruire gli impianti
sciistici di Chardonney ci lasciamo la civilizzazione completamente alle spalle.
Il sentiero diventa dissestato, al tempo stesso offre però degli scorci
fenomenali verso il Monte Rosa. È solamente durante una delle innumerevoli
foto session che intravvedo un enorme piramide dietro Lorenz. Il Cervino con
la sua caratteristica nuvola!
Siamo nell´Olimpo delle montagne. In silenzio ammiriamo il panorama.
Siamo entusiasti del percorso. Per ora. Non sappiamo ancora cosa ci aspetta
oggi. Il Col Larissaz (2584 m) segna infatti il confine con il Piemonte. Proprio
la terra di origine dei Savoia ci saluta con la più tremenda manutenzione
sentieristica che abbiamo mai visto. Niente da fare, la bici va spinta. Per
un´ora e mezza, attraverso pascoli e guadi, la mitica strada reale si
trasforma in un sentiero per vacche. Ogni tanto intravvediamo qualche terrapieno,
segno della gloria passata di questa via. Imprecando e maledicendo le mucche
e i relativi escrementi ci mangiamo 700 metri di dislivello.