Prima tappa: Cavalese – Rifugio Refavaie
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Percorso: Cavalese-Malga Inferno-Malga Cazzorga (Attenzione! Non scendere fino alla Malga Stue, rimanere a mezzacosta girando a sinistra in direzione Campolongo presso un tornante che va a destra (direzione Campolongo dipinta su delle rocce, altitudine 1690 m., non segnata sulle cartine). 30 metri prima della fine della strada forestale prendere il sentiero erboso sulla sinistra)-Lago delle Stellune-Forcella di Val Sorda-Passo di Val Cion (circa 2 ore e ½ spingere, sentiero 318, orientamento difficile1)-Malga val di Cion-Rifugio Refavaie.

1) 300 metri dietro la Malga Cazzorga il sentiero sparisce. Rimanere sulla parte sinistra della valle. Presso il lago delle Stellune troverete (sperem!) una strada militare che vi conduce alla Forcella di Valsorda

     

Alle 8 e ¼ di mattina siamo pronti per la nostra avventura: salutiamo il cordialissimo padrone di casa, lasciandogli in custodia le nostre auto, e gli diciamo arrivederci a venerdí. Il tempo è splendido. Le previsioni hanno di nuovo cannato. Vivendo in Germania ho la possibilitá di confrontare l´esattezza delle previsioni del tempo tedesche con quelle italiane. Perché quelle italiane sono (quasi) sempre sbagliate, e quelle tedesche ti dicono anche di quanti gradi si surriscalderá l´aria nel tuo quartiere se il vicino di casa scoreggia con le finestre aperte? Mistero.

La nostra prima meta della giornata è la malga Inferno. Il nome è un programma. Ci aspetterá l´orco in persona lassú? Non lo sappiamo ancora, ma l´inferno lo viviamo sulla salita che porta all´omonima malga: pendenza media 15%, mai un pezzo di piano. Per fortuna siamo all´ombra. Cosí ci spariamo i primi 1.000 metri di dislivello delle prossime 4 giornate. Facciamo pausa per vedere come dei tagliaboschi abbattono un albero da 30 metri nel giro di tre minuti. Vederlo cadere è uno spettacolo. Non per niente immortalo il momento della caduta con una foto. Arrivati alla malga Inferno constatiamo che lassú non vive l´orco di Pollicino, bensí un pastore con sua moglie. Solo la donna è a casa, e mentre rammenda una tuta ci dá una dritta, dicendoci che c´è una strada non segnata sulla cartina Tabacco che ci fará risparmiare 300 metri di dislivello in salita. Infatti noi saremmo scesi fino alla malga Stue Bassa per poi salire fino alla malga Cazzorga, ma non ce ne è bisogno, perché a circa 1700 metri di altitudine, presso un tornante nella discesa verso la val Stue, parte una strada forestale in direzione Campolongo (questa direzione è stata spennellata sulla roccia), che ci porta fino ad un piazzale dove la strada finisce. 20 metri prima del piazzale, sulla sinistra, parte un sentiero che rimane piú o meno in costa fino alla Cazzorga. Bel singletrail ad ostacoli (gli ostacoli sono le mucche e i loro escrementi).

Durante la discesa dalla malga Inferno vedo i primi due caprioli della vacanza. Durante la salita dalla malga Cazzorga al lago delle Stellune vedo i primi sorci verdi della vacanza. E giá, il sentiero che porta dalla malga Cazzorga fino al lago delle Stellune cessa di esistere dopo un paio di centinaio di metri. E poi viene augurato il buon divertimento a tutti i ciclisti che si devono mettere in spalla il velocipede quasi fino al suddetto lago, da dove comincia come per miracolo una strada militare. Infatti lassú scorreva il confine fra Austria e Italia durante la prima guerra mondiale. La Val di Fiemme era in mani austriache. Fra la malga Cazzorga e il lago non siamo riusciti a trovare la strada militare, in quanto sotterrata da quantitá improbabili di cavoli selvatici che ci arrivano all´altezza della vita. Certo, quando si arriva al lago delle Stellune ci si convince che ne è valsa la pena. Il panorama è primordiale, ci sono un sacco di marmotte e l´intraprendente escursionista ritrova la retta via in direzione Forcella di Val Sorda, da cui "solo" 200 metri di dislivello lo separano. Provo a pedalare qualche metro, ma dire che la strada è dissestata vuol dire essere ottimisti. Proprio una strada da muli. In qualche modo arriviamo alla forcella. Il sole se ne è andato completamente, per fortuna tira un bel vento che fa sí che le nuvole non si trasformino in temporale sopra di noi. A quell´altitudine (2256 metri) non ho proprio voglia di vedere come la mia MTB possa funzionare da parafulmine.

La discesa è pure lei da muli. Niente strada militare, solo un sentiero che riusciamo a tratti a fare in sella. Dal Passo di Val Cion alla malga di Val Cion ci godiamo invece un altro bel singletrail, che poi si trasforma in una discesa infinita fino al rifugio Refavaie. Il mio computer spaziale HAC 4 mi dice che dal passo Val Cion al Refavaie sono circa 15 km di discesa. Troppo bello concludere la giornata ciclistica in questo modo.

Sono quasi le 16 quando facciamo il check in al rifugio. La padrona mi chiede se abbiamo prenotato. ????? Avessimo visto un´anima viva durante tutto il giorno. O ci sono davvero le masse di turisti nascoste dietro i massi (si sa, masse e massi stanno bene insieme)? Mi dice che ha ancora una stanza libera. Evabbé, prendiamola, diciamo noi. Insomma, alla fine scopriamo che, a parte i nostri due eroi, ci sono altre 2 persone nel rifugio. Vuoi dire che il rifugio ha solo 4 posti letto? O la padrona voleva alzare il prezzo? Alla fine paghiamo 25.000 lire a testa senza colazione. Possiamo permettercelo. Il rifugio è sulle sponde del torrente Vanoi, da cui l´intera valle prende il nome. Intorno ci sono solo boschi. Il rifugio è tenuto da una giovane coppia con due bambini che aiutano a servire la cena. Si vede che i figli sono in vacanza e che passano le loro giornate qua, giocando nella natura e senza grosse preoccupazioni. Quei due sí che cresceranno sani e pieni di vita. Penso che non si rendano conto della fortuna che hanno. O forse si. In ogni caso la situazione mi ricorda troppo le mie estati passate sulle colline sopra il lago Maggiore. Mesi trascorsi ad andare in bicicletta (allora una mitica Saltafoss) nei boschi. Direi che non è cambiato molto da allora, nelle mie vacanze, a parte il fatto che adesso parlo di settimane e non piú di mesi. E che la mia Saltafoss aveva i "molleggi" anche dietro, mentre la mia Specialized di adesso costa 10 volte tanto, ma c´ha i "molleggi" solo davanti.

A cena mangiamo trote fresche, appena pescate dall´allevamento a fianco del rifugio. Avete mai notato che le trote di allevamento nuotano sempre in circolo una dietro l´altra? Scusate, ma mi viene in mente un film: "Fuga di mezzanotte". Forse vi ricordate quando il nostro pirla d´un americano viene rinchiuso coi matti. Cosa facevano i matti (Turchi)? Giravano in una stanza tutti nella stessa direzione. C´è forse un´analogia fra trote e pazzi (Turchi)? Mah….. Mentre ceniamo scoppia un temporale che sembra la fine del mondo. Come ci dice un pastore anche lui a cena lí: "Meglio essere qua (nel rifugio, n.d.r.) che prenderla sulla schiena". Sante parole, mister. Finito il temporale il cielo torna limpido e l´aria é cosí pulita e frizzante come non mai. Scatto una foto del Vanoi. Ci beviamo ancora una birretta, dopodiché andiamo a riposare le nostre stanche ossa nella nostra suite da 25mila lire.




seconda tappa