Federico Acquarone e Backcountry
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FEDERICO il Guru di Backcountry la nuova rivista dedicata non solo alla montagna e a tutte le attività che d'inverno possiamo sognare e realizzare lontano da impianti, elicotteri e motoslitte, ma anche ad un nuovo approccio, diverso e razionale, alla montagna.
Chi è Federico? Cerchiamo di scoprirlo insieme con questa chiacchierata. Un vulcano in continua eruzione, del magma in continuo movimento, un pensatore che libero vola tra i suoi monti, pur mantenendo solide radici nella realtà.

Federico Acquarone nel suo elemento, la neve

Federico Acquarone Cordinatorte Editoriale della nuova rivista Backcountry.
Nato ha VENEZIA il 23/9/1962 vive a Sauze di Cesana - Fraz. Rollieres, a 6 km. dal Luna Park di Sestriere.
Professione maestro di sci e di snowboard d'inverno. Dir. sportivo e allenatore mountain bike d'estate. Nonchè coordinatore Editoriale della nuova rivista Backcountry tutto l'anno (!!). Sposato con Cristina e padre di Gaia e Angelica, rispettivamente 11 e 4 anni

- Oltre i dati anagrafici, chi è veramente Federico? Leggendo la rivista, il tuo editoriale e i tuoi articoli, si direbbe una persona con le idee chiare e soprattutto con tante idee.
Forse più che chiare, soprattutto tante. E' un mio "difetto" da sempre. Elaboro in continuazione e non riesco a farne a meno. La chiarezza del pensiero la giudica chi ascolta. Quello che è certo è che sono molto convinto delle cose che cerco di trasmettere. Sono uno che ha sempre fatto un pò di tutto, forse troppo. Mi sono laureato in filosofia dopo aver fatto due anni a scienze forestali...ho sciato tanto e surfato su neve e acqua... ho fatto alpinismo, arrampicata, sono stato due volte in Tibet, sono maestro di sci da 16 anni, di snowboard da 9, faccio gare di scialpinismo da anni, gare di skyrunning da un pò, di mountainbike dal 1990, sono direttore sportivo e allenatore nel mondo contraddittorio ed affascinante del ciclismo (mtb), ho collaborato qualche volta con ALP, sono stato collaboratore tecnico a FONDO/TELEMARK/SKIALP, oggi mi hanno chiamato a dirigere BACKCOUNTRY, non so con quanto merito, mi alleno tutti i giorni (corsa, fondo, scialpinismo, mountain bike, bici da corsa) ed è sicuramente una malattia da cui non riesco a guarire. Quello che non mi piace, se non si fosse ancora capito: fare una cosa sola nella vita !

- Prima l'avevo intuito, ora l'ho capito chiaramente. Venendo a BACKCOUNTRY: da dove nasce questa avventura?
Nasce per caso. Da un giorno di vento e di freddo a Plan de Corones (Vipiteno). Nasce come tante cose che sono nate dentro la mia testa e che hanno avuto un seguito più o meno fortunato.

- Questa è un'idea fortunata secondo te ?
Backcountry è un pò il mio modo di essere. Polivalente all'ennesima potenza. 360°, un cerchio. Un orizzonte che comprende un pò di tutto. Basta che si ami la montagna, e più ancora della montagna il mondo, la Natura. Non mi interessa fare una rivista per specialisti, monomaniacale, di moda, per ipersportivi supervitaminizzati ed equipaggiati.
Mi interessa far capire che anche attraverso l'amore per la montagna, passa l'amore per il mondo, per la vita, per il futuro che è una storia che cammina dal passato che abbiamo alle spalle. Non mi sono mai fermato allo sport, sebbene ne abbia fatto tantissimo. Credo allo sport e alla montagna come alcune delle palestre della vita. Alcune fra le tante. Ma anche tra le più incisive. Perchè lì ritroviamo potente la nostra radice "animale", il nostro istinto di Natura, la nostra essenza primitiva. E in epoca di avvento tecnologico su tutti i fronti, figli delle comodità e del consumismo, vittime dei nostri stessi ritmi e della libertà opulenta che abbiamo preteso a tutti i costi, quella è una radice che non si perde, che non siamo disposti a barattare. E' una cosa meravigliosa. E' il segno che non ci siamo smarriti, e che il futuro che ci attende non è così triste come spesso crediamo.

Federico sul Monte Chaberton

- Mi è piaciuto il primo numero, mi è piaciuta l'eterogeneità, dalle gare di scialpinismo alle ciaspolate, con tutto quello che ci sta' in mezzo; eterogeneità che di primo acchito spiazza, ma che sfogliando e leggendo, costituisce, a mio parere, la forza di questa testata.
Non avrei potuto fare altrimenti. Come ti ho già detto credo solo nelle cose eterogenee. Credo che ci sia bisogno di tanti elementi, armonizzati insieme. Questo ancora di più oggi. Per anni siamo andati dietro a mode sportive iperspecialistiche, che facevano tendenza per il fatto di essere estreme nella loro settorialità. Si costituivano tribù di sfegatati che vedevano solo quello. L'abbiamo fatto tutti, è inutile che ce lo nascondiamo. In fondo non dobbiamo vergognarcene, perchè è anche servito. Tutto ha una sua funzione, una sua ragion d'essere. E' servito a scoprire nuovi mondi, nuove dimensioni sportive. Ora però c'è bisogno di riportare l'attenzione sul denominatore comune di tutte queste cose. La passione per lo sport come espressione di divertimento, come volontà di vita, come cultura dell'uomo e dell'ambiente. C'è bisogno di fare un discorso più ampio e di seguire il solco verso il domani. Sempre guardare avanti dopo aver guardato indietro. Fermarsi non è possibile, nemmeno quando si è assolutamente convinti di poterlo fare. Lo sport è una finestra sul mondo. D'altronde perchè sta diventando sempre più preminente ed indispensabile nella vita di tutti noi ? Perchè è legato a quel bisogno di fondo del quale parlavo prima. E grazie al cielo quello non si spegne.

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