| Federico Acquarone e Backcountry |
-La rubrica "PASSATO E PRESENTE" ci hai detto dove nasce, ora
dicci dove vuole arrivare.
Dove vuole arrivare non lo so. E non voglio nemmeno saperlo. Quando faccio
le cose ho una traccia dentro la mia testa, ma attendo anche che le cose arrivino
a me per conto loro, resto aperto ad ogni evoluzione. L'unica cosa che mi
auguro è che non diventi semplice strumento per le grandi aziende del
settore per farsi le loro luccicanti campagne pubblicitarie. Ho sempre paura
di essere troppo soggetto a queste cose. Ho intenzione di fare una rivista
libera (per quanto lo possa essere oggi un giornale di questo tipo), l'ho
detto fin dal principio al mio editore. Lui lo sa ed è d'accordo. Vedremo
anche qui come andrà. E' un aspetto di questa avventura, dagli esiti
non meno affascinanti.
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| Federico a Cervinia |
- Che importanza ha per te come uomo di montagna, che legge di montagna,
e nella tua veste di redattore, questa dichiarata apertura a dare spazio ai
lettori? Mi sembra un'iniziativa forte, sostanziale, ma anche una grande e
difficile sfida, non tanto da avviare ma soprattutto da gestire. Cosa ti aspetti
dai lettori e come intendi dare corpo a questo progetto senza limitarsi al
classico angolo della posta?
Mi fai domande che richiederebbero una risposta "enciclopedica".
Scherzo ! In realtà è più semplice di quanto possa apparire.
E' un azzardo anche lì. Ho scommesso sul tentativo di fare un giornale
interattivo, parola oggi abusata, ma ricca di implicazioni nella civiltà
della comunicazione di massa. I siti Internet vanno bene. Ma c'è bisogno
secondo me anche di leggere seduti su una bella poltrona, senza uno schermo
davanti agli occhi, con la vecchia carta tra le mani, e i sogni in un angolo
non lontano della testa.
Si può interagire con i lettori, scrivendo un giornale. Che cosa lo
vieta? Gli impedimenti di ordine pratico e organizzativo ? Perchè dobbiamo
parlare solo noi ? Dove sta scritto che un qualsiasi mezzo d'informazione
deve essere gestito solo da una oscura e distante redazione ? Alla fine ricevere
un contributo di chi legge non è assolutamente difficile, basta far
presente che si è disponibili a pubblicare cose che non siano soltanto
"d'autore". E poi lo sport è popolare. Perchè non
dobbiamo parlarne tutti.
Certo oggi le riviste che fanno tendenza sono tutte belle, lussuose e soprattutto ricche di immagini fuori dall'ordinario, scattate da professionisti di grido con attrezzature costosissime. Regola prima è l'apparenza, essere belli e fighi. Vediamo cosa salta fuori cercando un pò di sostanza. L'importante è non essere mai presuntuosi, non credere di avere scoperto per primi la luna, non far sentire la superbia e l'innarivabilità della nostra posizione. Io sono uno qualunque. Non ho mai fatto niente di davvero importante e conosciuto. Sono come uno che passa per strada, il primo che ti capita sottomano. Non è falsa modestia. E' la semplice verità. Non vedo perchè nasconderla e non esserne conseguenti.
- Il giorno più bello ed il più brutto che hai passato tra
i monti.
I giorni belli sono sempre tanti, e per fortuna sono quelli che il cervello
e l'anima selezionano e non te li dimentichi. Forse tra i ricordi recenti
spicca il Mezzalama di quest'anno. Il più brutto.....anche qui non
ce n'è uno in particolare. Forse tutte le volte che non vedo rispettata
la Montagna. Che la vedo tradita, violentata, commercializzata da un bisogno
di arido profitto. Tutte le volte che la montagna viene asservita solo ai
soldi e al cosiddetto progresso.
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| Scuola di MTB per bambini |
- Trofeo Mezzalama, due battute.
Fabio Meraldi in un'intervista che gli ho fatto un mese fa l'ha definita una
gara come tutte le altre. Lui è un iconoclasta. Un bel provocatore,
e fa bene perchè il nostro mondo ha bisogno di personaggi così.
Io sono più romantico, e come ho scritto sul 1° numero di Backcountry,
il Mezzalama nel bene e nel male è uno dei collegamenti importanti
tra passato, presente e futuro della storia dell'alpinismo.
- Il tuo sogno nel cassetto?
Come potrai immaginare ne ho diversi. Oggi il più importante è
fare della rivista Backcountry uno strumento per far parlare e crescere il
popolo della montagna e, come lo definisco io, il "mondo nuovo".
Il mondo nuovo è il mondo di domani, è ciò che non è
ancora nato, sono le energie buone, è l'idea di un futuro positivo
nonostante tutti i venti di pessimismo che inquinano le nostre teste. La speranza
che la montagna sia un baluardo di difesa e di rilancio dell'uomo e dell'
ambiente. E' utopia lo so. Ma la forza sta sempre nel sollevare l'utopia dalla
polvere di ciò che mai sarà e provare a realizzarne almeno un
pezzo nella storia.
- Lo realizzerai?
Beh, questo non lo so proprio. Dipende, se il destino mi vorrà bene,
magari ne compirò un pezzo...Ma non pretendo di fare tutto da solo.
Non sono e non voglio essere un Messia ! C'è bisogno anche di voi,
e di buona sorte......
- Nell'editoriale dici: "Senza polemica alcuna, niente impianti, niente
elicotteri, solo gambe e fatica", mi sembra una radicale e corretta presa
di posizione, che mi trova pienamente d'accordo.
Cosa ti devo dire, più di quanto abbiamo già detto. Mi sembra
una conseguenza così naturale. Come puoi parlare di montagna e di uomini
con questo spirito e poi tollerare che sulle montagne ci si vada seduti in
poltrona, occhi bendati, cuore in soffitta. La montagna chiede di essere vissuta.
Il fatto di far fatica non è un atto di masochismo. A nessuno piace
far fatica in quanto tale. E' il logico pedaggio che dobbiamo pagare per accedere
ad un regno che non appartiene all'uomo e non appartiene a nessuno. La montagna
è fatta per andarci a piedi, con le proprie forze, anche un bambino
lo capisce. E solo se siamo conseguenti con questo potremmo fare una vera
esperienza di alpinismo. In caso contrario sarà come andare al mare
a Rimini e sedersi sulla sdraio in quindicesima fila, chiaramente con nessuna
vista mare.