Freeriding Andermatt
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E così è. I due giorni seguenti sono i più belli dell´inverno 2002 ad Andermatt, a detta dei locals. Insieme a loro solchiamo pendii vergini a non finire, le varianti più improbabili vengono impietosamente solcate dalle nostre tavole sciolinate alla perfezione. È un´esplosione dei sensi. Il sole ridà colore ai nostri visi pallidi, l´adrenalina scorre a rivoli nelle vene prima di ogni salto. La sensazione in ogni curva in questo metro e mezzo di polvere bianca è identica a quella che abbiamo sognato nei giorni scorsi nelle nostre brande nella caserma dei turisti. Ad un certo punto arriviamo a valle lontano dal paese e dagli impianti. Tom chiama qualcuno con il cellulare. Dopo un quarto d´ora sentiamo il rumore di un motore. Uno sgangheratissimo pullmino della Volkswagen si avvicina a noi. Benz ha chiuso il negozio e ha sepolto i suoi voluminosi ricci sotto un berretto di lana. Facendo attenzione a non scardinare la porta super arrugginita prendiamo posto fra vettovaglie di ogni genere, fra cui un telaio di una mountainbike. Guardo le facce dei mie compagni di scorribande. Gli occhi brillano. Il mondo è di nuovo a posto.

Epilogo
La nostra storia on the road non finisce ad Andermatt. Dopo esserci accertati che non c´era più un pendio vergine nella zona del Gottardo, abbiamo riempito un´altra volta la mia golf con le nostre vettovaglie e ci siamo diretti verso l´Austria. La carovana si allunga, dato che Tom e Peter (altro local) hanno deciso di seguirci con la loro macchina. Una decisione spontanea e che sia a me che a Flow ha fatto molto piacere. Snowboarding senza frontiere.