Monte Bianco (m 4807)
 

Sommario: La cima più alta delle Alpi. Stupendo itinerario d’alta montagna, quasi completamente su ghiacciaio.  Possibili scariche di sassi o ghiaccio sotto l’Aiguille du Midi e sotto la cresta del Gouter. Percorso non sempre evidente. In caso di cattivo tempo la ricerca della via (soprattutto in discesa) può essere molto laboriosa. Nessuna difficoltà alpinistica particolare, è comunque richiesta una preparazione fisica molto buona, ottima se si intende affrontare la salita con le racchette.

Gruppo: Monte Bianco

Valle: Arves (Francia)

Accesso: da Chamonix (m 1200)

Punto di partenza: Funivia Aguille de Midi - Stazione Plan de l'Aguille  (m 2310)

Punto d'appoggio: Refuge des Grands Mulets (m 3051)

Difficoltà: ottimo snow-border alpinista

Esposizione: nord-ovest

Dislivello: I° giorno m 820; II° giorno m 1760

Tempo di salita: I° giorno h 4; II° giorno h 7/8

Bibliografia: Scialpinismo quota 4000, edizione CDA

Cartografia: CNS, f. 292, Courmajeur, 1:50.000

Periodo consigliato: aprile - giugno

Materiale consigliato: Imbragatura, corda, ramponi e piccozza

 

Text & Foto by: Luca Godenzi   www.alspigul.net

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Storia strana quella della prima salita sciistica alla cima più alta d'Europa. Il Monte Bianco, montagna di confine tra Italia e Francia, fu salito in sci per la prima volta nell'inverno del 1904 da Ugo Mylius, un tedesco, accompagnato dalle guide dell'Oberland: Tannler, Maurer e Zurfluh. Partiti alle 7 dai Grands Mulets, giungono in vetta alle 17, scendono veloci con una bella neve farinosa ed alle 22,30 sono nuovamente ai Mulets. Oggi solitamente si parte in primavera nel cuore della notte e se solo uno osasse proporre una salita invernale senza levatacce sarebbe preso per un simpatico mattacchione.
(M.P.)

 


Le luci dell'alba tingono di rosa la nord della cima più alta delle Alpi

La prima ascensione del Monte Bianco, effettuata senza ramponi, senza piccozza e senza corda lungo la via del Dome du Gouter, è una delle imprese alpinistiche più straordinarie di tutti I tempi. Era l’8 agosto 1786, quando J.Balmat e M.G.Paccard conquistarono I 4810 m della vetta e segnarono così la nascita dell’alpinismo, che secondo Roger Frison-Roche “ è la tecnica e l’arte di salire le montagne elevate, di roccia e di ghiaccio, della terra”.  Al giorno d’oggi la salita al Monte Bianco lungo la normale francese non è certo paragonabile all’impresa dei primi pionieri. Le tracce, I punti di appoggio, I nuovi materiali, le nuove techniche e non da ultimi gli impianti di risalita hanno addomesticato questo gigante, divenuto nel tempo un’appuntamento immancabile per gli alpinisti.


Oltre la Capanna Vallot si sale sulle creste delle Bosses

Domenica 16 maggio 2004:
La mattina è già inoltrata e a Chamonix il sole primaverile si fa sentire. Siamo tutti impazienti di prendere velocemente quota con la cabinovia dell’Aguille du Midi, tanto che nessuno di noi fa caso a quei grossi cavi d’acciaio penzolanti, che si afflosciano per terra a pochi metri dalla nostra auto. Un attimo dopo veniamo allegramente informati che la funivia è fuori servizio per un problema tecnico. “Vous pouvez monter a pied…”. Alternative non ce ne sono, ma va bene così. Carichiamo tutto sui sacchi e ci incamminiamo lungo il sentiero che ci porterà qualche centinaio di metri a destra dalla stazione intermedia del Plan de l’Aguille. Qui finalmente incontriamo le prime nevi e la salita assume il giusto carattere sci/snowboard-alpinistico. Proseguiamo il tracciato tradizionale che attraverso il ghiacciao des Bossons conduce alla Jonction. La traccia è molto evidente e raggiungere il rifugio dei Grands Mulets non riserva nessun problema.


Finalmente la vetta

Lunedì 17 maggio:
Ci alziamo prestissimo nel cuore della notte e poco dopo le due stiamo già risalendo I pendii che sovrastano I Grands Mulets. Innavertitamente ci spostiamo subito troppo sulla sinistra e così prima di arrivare al Petit Plateau siamo costretti ad affrontare un ripido pendio impegnativo. I rampanti della splitboard fanno molta fatica a mordere nel ghiaccio vivo e solo sulla via del ritorno e alla luce del sole constateremo la pericolosità del nostro percorso. Poi, passando sotto la cresta del Gouter, accediamo al Grand Plateau. Verso est le creste del Mont Blanc du Tacul e del Mont Maudit iniziano a rosseggiare e prima di arrivare al Vallot veniamo raggiunti dai primi raggi di sole. Lasciamo lo snowboard e gli sci vicino al bivacco (lungo la salita due Chamoniardi ci avevano assicurato che la discesa attraverso la parete nord non era praticabile). Con I ramponi ai piedi risaliamo la bella cresta delle Bosses che termina direttamente sul cupolone sommitale. Poco dopo il nostro arrivo in vetta, la discesa dalla nord viene tracciata da alcuni scialpinisti. Le informazioni avute precedentemente si rivelano quindi inesatte ma oramai il nostro materiale si trova presso il Vallot… sarà per la prossima volta! Riscendiamo la cresta e dopo una breve pausa ci prepariamo per la discesa. Un firn stupendo ci accompagnerà lungo tutto l’itinerario.

Informarsi sul pericolo di valanghe prima di partire. Portare l´attrezzatura da valanga e l´Arva. Bike & Board non risponde di incidenti.