| Cima Iuribrutto (m 2697) |
Sommario: Una classica delle Dolomiti
Gruppo: Gruppo di Cima Bocche
Valle: Valle del Travignolo
Provincia: TRENTO
Accesso: da Belluno si transita per Agordo, Cencenighe agordino, Falcade, Passo di Valles.
Dall'autostrada Modena-Brennero (A22) si esce al casello di Egna, si imbocca la Statale per la Val di Fiemme e la Val di Fassa, si attraversa Cavalese, Predazzo, dove inizia la strada che sale Passo Valles.
Punto di partenza: malga Vallazza (1.935 m)
Difficoltà: medio snow-border
Esposizione: sud
Dislivello: m 760
Tempo di salita: h 2.00
Periodo consigliato: dicembre - marzo
Cartografia: Tabacco foglio 022 1:25.000 Pale di San Martino
Text by: Feitz
Foto by: Luke
Chissenefrega della neve dura;
Chissenefrega del vento in quota;
Paesaggi da mozzare il fiato;
Silenzi che spazzano via il caos che la vita quotidiana imprime nelle nostre anime;
Ma cosa si può desiderare di più????
E’ domenica.
La meta di oggi è Cima Iuribrutto, un itinerario semplice e classico.
Da Falcade si sale con l’auto fino a Passo Valles e poi si ridiscende dall’altra parte per circa 1 km fino a raggiungere malga Vallazza (1.935 m)che si trova a destra della strada. Parcheggiamo l’auto e ci prepariamo a partire. Ci rendiamo subito conto che non saremo soli: ci sono almeno altre 8 macchine sullo spiazzo adiacente la strada! Ma ormai siamo lì e decidiamo di condividere questa giornata con i viandanti che troveremo sul nostro percorso. La giornata è magnifica: il cielo è sgombro da nubi, l’aria è tiepida e non c’è vento. Attraversiamo la strada e iniziamo a salire per un sentiero coperto di neve ormai battuta da tracce di sci e ciaspe che si snoda per circa 100 m. di dislivello attraverso un bosco non troppo fitto né troppo rado. Proseguendo la vallata si apre, circondata da piccole montagne che ci riparano dal vento. Poco più sopra vediamo sagome di sciatori che risalgono con passo lento e cadenzato: chi ormai si trova a poche centinaia di metri da noi, chi più in alto. Ci troviamo in una specie di enorme conca che per il momento non ci fa vedere molto all’orizzonte, ma la strada che si presenta dinnanzi sale più ripida e veloce, per cui in breve tempo dovrebbe aprirsi davanti ai nostri occhi un bel panorama. Saliamo anche noi con passo regolare: il ritmo del nostro respiro è sincronizzato col rumore delle ciaspe che di tanto in tanto affondano nella neve; le gocce di sudore scendono lungo il mio viso: un paio mi finiscono negli occhi e bruciano talmente tanto da farmi perdere per qualche istante parte dell'udito. Mi asciugo col guanto ormai zuppo e proseguiamo il cammino. Alzo gli occhi verso il cielo: un aereo lontano dipinge una linea perfetta, candida come la neve che scricchiola sotto i nostri piedi, ma in un istante il forte vento d'alta quota la sparpaglia senza cura e la disperde nel blu. Raggiungiamo e superiamo 3 coppie di sciatori che salgono verso la nostra stessa meta e proseguiamo tenendo per un tratto la nostra destra e seguendo la cresta di un pendio, e poi ripiegando a destra in direzione della cima.
| Poco più sopra incrociamo un gruppo di tedeschi in fase di discesa: il rumore dei loro sci sulla neve non è molto esaltante e la crosta ondulata dal vento non rende la discesa agevole e stabile. Il percorso spiana un po’ e ci troviamo a salire in una vallata ampia che lascia intravedere l’arrivo. Il vento comincia a dare i primi segni della sua presenza e in pochi minuti diventa più irruento. Cerchiamo di salire riparandoci nella parte opposta da dove arrivano le raffiche e proseguiamo ancora. L’ultimo tratto di cammino riprende a salire ma sempre in maniera dolce e quasi in vetta raggiungiamo un gruppo di persone armate di sole ciaspe: effettivamente il posto è un po’ affollato, ma fortunatamente la cima è grande e troviamo un angolino da dove ammirare in pace il paesaggio e scattare un paio di foto. Catinaccio, Piz Boè, Marmolada, Cima Uomo, Civetta, Pelmo, Antelao, Pale di San Martino. Ci rifocilliamo e ci rivestiamo in fretta: il vento si è alzato e le previsioni dicevano che sarebbe stato forte. Ci prepariamo a scendere. Ci sarebbe stato un bel canalino da fare in discesa e che abbiamo visto salendo, ma le condizioni della neve e le raffiche di vento ci spingono a scegliere un percorso che segua la linea di risalita. La neve è davvero dura: il vento l’ha modellata con “ondine” e grumi ghiacciati che mettono a dura prova il nostro equilibrio. Bisogna ammortizzare ogni curva: ho le gambe che bruciano e un crampo al piede ma una gioia dentro…mi sto divertendo come un bambino al luna park e davanti a me Luca scende tranquillo scegliendo il percorso meno esposto al vento. C’è ancora gente che sale: il rumore delle nostre tavole fa un po’ terrore, ma poi un sorriso e un cenno di saluto riportano la tranquillità e ognuno prosegue per la sua strada. Il pezzo in mezzo al bosco preannuncia la fine della nostra discesa. Ancora qualche curva su un pianoro fino ad incrociare la strada asfaltata. La attraversiamo e siamo di nuovo alla macchina. Un altro giro, un’altra esperienza che ci riempie la mente ed il cuore. |
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Informarsi sul pericolo di valanghe prima di partire. Portare l´attrezzatura da valanga e l´Arva. Bike & Board non risponde di incidenti.