Dom de Mischabel (4545 m)
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Gita di due giorni in ambiente grandioso, faticosa per il notevole dislivello ed in considerazione del fatto che la salita al rifugio deve essere affrontata senza neve e quindi con tutto il carico sulle spalle. Difficoltà alpinistiche variabili in considerazione delle condizioni d'innevamento.
Sconsigliata a chi ama mettersi e togliersi gli attrezzi fuori dall'automobile.

Risalendo il FestigletscherSALITA

I° giorno - Dopo avere risolto il problema del parcheggio, (si consiglia di non perdere tempo nel cercare parcheggi gratuiti ed utilizzare quello sotterraneo, posto all'ingresso del paese) attraversare il piccolo villaggio di Randa in direzione nord-est, imboccando il sentiero estivo che porta alla Domhutte. Il sentiero dopo avere attraversato la valle (Dorfbach), volgendo ad est, la risale in destra idrografica. Salendo,l tracciato si fa sempre più ripido, trasformandosi in più tratti in via ferrata.
Per ovvi motivi di sicurezza è quindi necessario attendere che sia sgombero da neve, di conseguenza il carico sulle spalle è notevole e si fa decisamente sentire. Gli ultimi 200/300 metri prima del rifugio con presenza di neve possono essere percorsi con gli sci ai piedi. La grande fatica è ripagata (forse) dai numerosi incontri con camosci e stambecchi, che ti passano a fianco senza sforzo apparente, e dallo scenario mozzafiato che si gode dal rifugio Domhutte (2940 m).

II° giorno - Dal rifugio Domhutte (2940 m) salire in direzione est, sul filo della morena, che costeggia il Festigletscher, scendere sul ghiacciaio attorno alla quota 3100, proseguire salendo lungo il lato destro orografico, sino al FestiJoch (3723 m). L'ultimo tratto prima del colle, con condizioni di scarso innevamento, presenta una parete di roccia di circa 70 m, molto friabile in corrispondenza delle ripide rampe che, se ricoperte di neve, possono essere risalite con piccozza e ramponi, altrimenti caratterizzata da salti di roccia compatta con difficolta sino al IV° (dove siamo passati noi).
Leggendo la guida sembrerebbe tutto più facile, sarà stato il peso dello zaino, la fatica o non ò cos'altro, ma l'abbiamo trovato duretto, quindi ecco cosa recita la relazione "Tolti gli sci si attraversa il colle, tenendo sulle rocce o sul nevaio a seconda delle condizioni, e si entra nella parte alta del bacino glaciale dell' Hohberggletscher. Utili spesso, con la neve dura, del mattino, corda e ramponi" a mio parere la corda è indispensabile, soprattutto per attrezzare le due doppie necessarie per la discesa.sulla morena

Da qui termina la relazione in "presa diretta", le grandi seraccate sotto cui si deve transitare per portarsi al centro del bacino glaciale, hanno scaricato, sul pianoro che dobbiamo attraversare, recentemente, molto ecentemente, troppo recentemente, blocchi di ghiaccio grandi come automibili, a malincuore rientriamo, non ce la sentiamo di prenderci questi ulteriori rischi, rimandando la salita alla vetta a tempi migliori.
Per descrivere l'itinerario sino alla vetta, cito ora la relazione di Bersezio e Tirone (Scialpinismo quota 4000) "Si attraversa quindi il ghiacciaio in direzione nord-est con andamento pressochè orizzontale. Si transita alla base di grosse seraccate che incombono sull'itinerario. Si piega verso destra, in direzione est, e si sale verso il Lenzijoch. Ci si tiene al centro del pendio, aggirando alla sinistra le grandi spaccature del ghiacciaio.
Intorno alla quota 4100 si effettua una nuova conversione della marcia, disponendosi in direzione sud, e si risale integralmente, il versante settentrionale del monte lungo pendii sostenuti poggiando verso destra nella parte alta. Raggiunta quota 4479, sulla destra della vetta, si posano gli sci e si termina la salita a piedi, lungo la cresta in circa mezz'ora. In alternativa con buone condizioni si può salire in cima seguendo la linea di massima pendenza ed effettuare la discesa in sci dalla vetta stessa (massimo 40° di pendenza)"

DISCESA
Per l'itinerario di salita, al Festijoch eventualmente scendere con due doppie da 25 m su soste attrezzate, la prima su di una piccola croce in ferro infissa nella roccia, ed eventualmente una terza doppia su spuntoni.

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