Forcella delle Sasse (m 2425)

Sommario: Un bel vallone alla portata di tutti, la prima parte viene fatta con l'utilizzo degli impianti

Gruppo: DOLOMITI

Valle: VAL ZOLDANA

Provincia: BELLUNO

Accesso: A27, Longarone, Zoldo, Pecol di Zoldo

Punto di partenza: Partenza dell’impianto della Grava (1625m)

Difficoltà: Medio snow-border

Esposizione: Est

Dislivello: m 800

Tempo di salita: h 2.30

Periodo consigliato: Dicembre - Marzo

Bibliografia: Le nevi delle dolomiti 2 - Gallo

Cartografia: Tabacco foglio 025  1:25.000 dolomiti di Zoldo Cadorine e Agordine

 

Text by: Feitz
Foto by: Luke

start snowboard alpinismo

 

Forcella delle Sasse – 7 febbraio 2004

Forse sta volta la gita si fa.
Forse riusciremo sta volta ad evitare il “malore” che sabato scorso ha colpito la mia macchina e che ci ha impedito di arrivare fino a Zoldo: diesel spacciato da un distributore come artico fino a -21° e che a -12° si era già paraffinato alla grande!!!!
Si, ci riusciamo!
Enry ci aspetta alla cabinovia per iniziare la nostra avventura.
Partiamo in tre, ma in breve tempo si unisce alla nostra “spedizione” anche Fulvio.
La giornata è splendida: il sole scalda come se fosse primavera, il cielo è sgombro da nubi e per il momento il vento non ci disturba.
In realtà è tardi: speriamo che in salita la neve non abbia mollato tanto, altrimenti affonderemo tra i pini mughi.
Arriviamo alla partenza: via le tavole, su le ciaspe, zaino in spalla e via.
Camminiamo per un po’ in mezzo ad un bosco rado in leggera salita. Poi la vallata si apre davanti a noi ed il pendio si fa più ripido.
Enry è di gamba buona oggi e fa strada costante e inarrestabile.
Lo seguiamo a distanza io e Luke, con un occhio che scruta la nostra meta e uno il panorama alle nostre spalle: il Pelmo e l’Antelao ci scrutano maestosi e imperiosi, con aria benevola ma un po’ anche di sfida.
Mi sorge così un pensiero mentre salgo: queste montagne hanno il “potere” di tollerarci o di spazzarci via, a loro piacimento.

Basterà rispettarle, procedendo con cautela e timore reverenziale, venerarle una volta in cima e ridiscenderle con contenuta gioia, in modo da non suscitare la loro ira funesta?

Lascio questi interrogativi senza una risposta, liberi di girare nella mia testa: compagni di salita, mi distraggono dalla fatica e mi fanno sentire un tutt’uno con queste meraviglie.

Fulvio è dietro: nonostante la serata “brava” sale insieme a noi con un capo di abbigliamento davvero originale: una calzamaglia verde, arrotolata fino a metà polpaccio, traforata “naturalmente” in ogni dove e nei punti aggiustati frullata e praticamente trasparente!

E’ un pazzo scatenato, ma ha una venerazione ed un rispetto per la montagna che contrastano col suo carattere un po’ “selvaggio” e un po’ indomabile.
Continuiamo a salire. La neve è mista: a tratti dura a tratti “papposa”, ma nel complesso si sale abbastanza bene. A ¾ della salita facciamo una sosta per rifocillarci un po’. Siamo tutti con le mezze maniche: il sole scotta e l’aria è calda. Il riverbero della neve accentua maggiormente quest’effetto primavera, inusuale per questo periodo. Riprendiamo la marcia. Si sale un po’ a zig-zag nei punti in cui la neve è più molla e dritti lungo il pendio nei tratti più duri. La forcella ad occhio sembra ad un passo da noi, invece è solo un’illusione ottica e la strada da percorrere sembra magicamente rimanere sempre la stessa, nonostante il nostro cammino continui costante lungo la linea più diretta. Sembra quasi burlarsi di noi che siamo madidi di sudore al suo cospetto. Finalmente si è annoiata di giocare e si lascia avvicinare definitivamente. L’ultimo tratto di salita spiana in una conca circondata da due alte pareti rocciosa e poi sale ripida per un centinaio di metri fino alla forcella.
Ci siamo.
Dall’altra parte si apre davanti a noi il Van delle Sasse. Ci sediamo al sole su alcuni massi che generosamente si offrono come improvvisate panchine e sorseggiamo soddisfatti le nostre ultime riserve idriche.
L’orizzonte si presenta un po’ fosco e le cime più lontane risultano velate da una nebbiolina che crea un alone suggestivo e particolare.

Scattiamo qualche foto ricordo e ci prepariamo per la discesa. Fulvio scende per primo, veloce come il vento. Enry si prepara per saltare la cornice che sovrasta il pendio di discesa e Luke lo immortala con la sua fotocamera digitale. Li seguo per ultima e li ammiro scivolare veloci anche su tratti un po’ ghiacciati. Qualche pezzo è un po’ più morbido, appena quel po’ da evitare lo stridore della lamina sul duro. Il pendio è vasto, ma scegliamo di ripercorrere a ritroso quella parte utilizzata per la salita, perché la neve lì risultava un po’ più morbida. Incrociamo 4 scialpinisti che salgono sulle nostre tracce e ci consoliamo: sono più ritardatari di noi! Qualche foto solo per ricordare: la neve non è poi così spettacolare da far tirare curvoni atomici. La discesa prosegue dolce fino a ritrovare il bosco rado. Lo percorriamo con un lungo traverso tra rami che sbucano dalla neve e altri che scendono dagli alberi e incrociamo di nuovo la pista che scende a Zoldo. Quattro chiacchiere al bar della Grava davanti ad un panino ed una bibita fresca concludono in bellezza questa splendida giornata.

SALITA
Partenza degli impianti di Pecol di Zoldo (1400m), si risale con l’ovovia, si scende per la pista fino a raggiungere la partenza dell’impianto della Grava (1625m). Sulla destra si prende il sentiero che porta a forcella della Grava, partenza della teleferica che sale al Rifugio Torrani (1808m). Da qui la via di salita è abbastanza ovvia, inizialmente si sale in mezzo ai mughi con qualche breve diagonale, poi il pendio si fa più ampio sino a raggiungere la Forcella delle Sasse. Forcella Grava può essere raggiunta anche risalendo con l’impianto della Grava (nuova seggiovia a 4 posti) e uscendo dopo poco a sinistra della pista.

DISCESA
Lungo l'itinerario di salita

Informarsi sul pericolo di valanghe prima di partire. Portare l´attrezzatura da valanga e l´Arva. Bike & Board non risponde di incidenti.