Montagne sottosopra, di Emilio Previtali
<< [1/2] >>

Ci sono attimi, nella vita di ognuno che appaiono interminabili. I minuti appaiono ore, come se il mondo si muovesse al rallentatore. I rumori e le voci esterne assenti, unico suono il frusciare ruvido dell'aria attraverso le proprie narici. Il cuore che batte forte nelle tempie e nel petto. La sensazione di calore nelle mani e nelle gambe. Più o meno è così che mi sento ogni volta che cercando una linea di discesa dalla vetta, vedo la punta della mia tavola da snowboard sporgere incombente su una parete vergine. Così mi sono sentito scendendo la Nord del Pik Lenin.

Pik Lenin - tramonto (Photo Luca dalla Palma)

Vado in montagna da sempre. Arrampicare, sciare, correre, pedalare, volare, in ogni modo possibile, mi piace. Mi piace il silenzio e l'aria fredda del mattino. Mi piace toccare le rocce con le mani, e scoprire che forma hanno gli appigli. Mi piace cavalcare le creste delle montagne correndo, per vedere fino a quando sono in grado di resistere prima di dovermi sdraiare esausto. Mi piace volare sopra le montagne e riconoscere i sentieri ed i prati che conosco. Mi piace la montagna d'inverno, la neve. Mi piace scivolare su pareti sempre più ripide e complicate. Mi piace alzarmi presto d'inverno ed incominciare a lavorare per primo nella scuola di sci. Dopo la scuola, mi piace fare ancora una discesa fuoripista prima di ritornare a casa, ed illudermi che avrò tempo di frequentare il corso Guide. Mi piace l'odore della mia roba da montagna schiacciata nello zaino. Mi piace fare merenda nel bosco con i miei bambini. Mi piace vivere in montagna, non potrei farne a meno. E' sempre stato così. E' mio padre che mi ha trasmesso questa malattia, mi ha contagiato.

La faccia nord
Base camp
Salita

In questi anni ho inseguito il mio sogno di essere concretamente un uomo di montagna, nel senso più nobile del termine. E mi ritengo così fortunato da esserci riuscito, anche se qualcuno continua a chiamarmi con un tono un po' dispregiativo "snowboarder". Tra le varie possibilità offerte dalla montagna d'inverno, andare in snowboard è certamente la mia preferita.

Attraversamento di un crepaccio (Photo Luca dalla Palma)

Perché coniuga il piacere puro dell'azione sportiva in neve fresca, con l'impegno tutto alpinistico di aspirazione alla linea perfetta e della ricerca continua della difficoltà su montagne e pareti grandiose. Questa è in sintesi la filosofia spicciola del mio modo di fare snowboard adesso, il motore della mia motivazione.
E' con questo spirito che nascono tutti i miei viaggi e le mie avventure. Sono fortunato, ho viaggiato nei cinque continenti e diviso la mia tendina da bivacco con ragazzi di tutto il mondo con la mia stessa passione.
L' ultima spedizione al Pik Lenin è nata con lo stesso spirito. Siamo partiti in tre alla volta del Pamir, oltre a me Luca Dalla Palma di Bassano ed Elena Spalenza di Brescia. Luca è una leggenda vivente del telemark, un gran fotografo ed una persona con la quale divido la stessa passione e lo stesso punto di vista rispetto alla possibilità di interpretare la montagna in mille varianti diverse.

Siamo partiti dall'Italia il 17 di luglio dopo aver organizzato il nostro viaggio in una ventina di giorni, senza stressarci troppo nell'organizzazione e senza la pretesa di essere una spedizione vera. Noi eravamo semplicemente tre amici a caccia di alta quota, neve fresca ed una mega parete su cui scivolare. Una volta al campo casa del Pik Lenin, la visione della parete senza dubbio ci ha lasciato senza fiato. La realtà superava di gran lunga le nostre fantasie. A conti fatti, partendo dalla vetta a 7134 metri, la parete misura quasi tremila metri di dislivello e te la trovi davanti in un unico pendio interrotto solo da crepacci ed cambi di pendenza. Uno spettacolo straordinario, inquietante per certi versi.

>>>>> NEXT >>>>>