| Montagne sottosopra, di Emilio Previtali |
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| Emilio Previtali - il talebano segreto (Photo Luca dalla Palma) |
Una volta in vetta, "la meta" per un comune alpinista, la mia avventura in snowboard sulla Nord stava solo per cominciare. Dopo aver attentamente studiato le condizioni della parete da vicino e presa la decisione di scendere direttamente dalla cima per un ripido canale, è diventato palpabile il differente tipo e grado di motivazione che serve ad uno snowboarder di grandi pareti rispetto ad un normale alpinista: gli altri quattro "summiter" della giornata, normali alpinisti felici di aver raggiunto la cima e preoccupati solo di scendere il più velocemente possibile al campo base, hanno fatto di tutto per dissuadermi dall'idea di scendere dalla Nord.
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| Emilio in vetta (Photo Emilio Previtali) |
Oltre alla fatica ed alla necessità di prendere una saggia decisione
rispetto al pericolo delle valanghe ragionando con poco ossigeno disponibile,
ho dovuto cominciare la mia discesa sotto lo sguardo di chi ti fissa come
se quelli fossero gli ultimi cinque minuti della tua vita. Una volta superata
la cornice iniziale direttamente dalla cima verso il canale che immette sulla
parete, ho percorso un tratto decisamente ripido ed esposto con della neve
dura e crostosa. Il pendio ha in quel tratto iniziale incanalato tra le rocce
una pendenza di circa 50° per poi degradare dolcemente nel tratto successivo.
Ho avvertito fortissima la sensazione di essere da solo, io e la montagna.
Dopo la prima curva che è sempre la più difficile, ho provato
nitidamente dentro di me la sensazione di essere perfettamente a mio agio,
in armonia con la montagna e felice di essere impegnato nella realizzazione
del mio sogno.
Chi non ci ha mai provato fatica a capirlo, ma andare in snowboard su una grande parete richiede lo stesso impegno dell'arrampicata "a vista": concentrazione, senso della linea, resistenza, coraggio. E soprattutto vietato cadere. In circa un ora ho percorso integralmente la montagna per un nuovo itinerario, attraversando in snowboard una parete glaciale di spropositate dimensioni. Tecnicamente niente di straordinario magari, ma l'insieme delle scelte da fare per portare a termine la discesa mi hanno dato tanto. Ho vissuto una grande avventura. In fondo alla parete, guardando la mia linea ero particolarmente orgoglioso. Proprio come un alpinista che osserva la sua linea nuova appena salita. E' una questione di punti di vista, a me le montagne appaiono sempre "Sottosopra". Ma ne sono certo, chi capisce davvero di montagna sa apprezzare le vie anche leggendo la montagna al contrario. Succede anche a voi, amici alpinisti?
Per maggior info su Emilio vedi anche
l´intervista
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| The downhill (this is the only existing pic!) - Photo Jan Pala |