La luna di Timogno
TIMOGNO (2000equalche decina di metri)

E' da poco passata la mezzanotte, sono appena uscito dalla doccia ed ho ancora nelle orecchie la musica degli Skunk Anansie, che sino a pochi minuti fà riempiva l'abitacolo della mia auto. Mentre ritorno a casa, i pensieri andavano e venivano con i ritmi della musica. Quante volte ho percorso questa strada, sicuramente cento, forse duecento. Quante volte ho salito e discesa questa montagna, decine e decine di volte, con gli sci e con la tavola, da solo e in compagnia, la notte con la luna piena ed il giorno con il sole caldo o con la bufera, con tanta neve e con poca neve da sembrare impossibile; comunque ogni volta differente. Ogni volta una luce diversa, una neve diversa, una traiettoria di salita ed una linea di discesa sempre nuova, sensazioni, emozioni...ogni singola curva differente dalle migliaia che l'hanno preceduta e che la seguiranno.

"Cristina dopo cena, se esce la luna, vado al Timogno a farmi un giro con la tavola" "Ok, stai attento"

Guardo fuori dala finestra, le nuvole si muovono velocemente e le stelle vanno e vengono, la luna sta iniziando a salire dietro il crinale, che chiude la valle ad est, potrebbe essere buona, mi preparo, un saluto a Cristina e un bacio della buonanotte ai bimbi. Solo in macchina, da casa risalgo la Valle Seriana, sino al solito bivio per gli Spiazzi di Boario, Fat Boy Slim a manetta mi tiene compagnia.

Ventuno e trenta sono sul piazzale, spengo la macchina, abbasso il volume e spengo la musica, apro la portiera e l'aria fredda mi avvolge mentre esco dall'abitacolo e calzo gli scarponi, mi piace assaporare questo rituale apparentemente uguale ma ogni volta diverso, tolgo lo zaino, fisso la tavola e metto gli scietti ai piedi, accendo il bip, si parte.
Da due giorni nevica, venti centimetri di fresca un po bagnata a mille metri, quanta ce ne sarà in alto? sarà sicura? la luna mi degnerà della sua luce? sarà già pistata? arriverò sino in vetta? Salendo trovo, paso dopo passo, le risposte a tutte le domande. I primi cinquecento metri di dislivello si sviluppano lungo le piste che in mezzo ai boschi degli Spiazzi salgono sino al colle di Vodala, il tempo scorre veloce, la luna compare tra le nuvole timidamente, la luminosità è comunque buona, non c'è bisogno di usare la pila frontale. Gli altri cinquecento metri si sviluppano lungo un crinale, a volte ripido, che culmina con la vetta del Timogno, forse la cima più frequentata delle Orobie. Non è passato nessuno, dai trenta ai quaranta centimetri di fresca, tutta per mè, non c'è nessuna traccia, che soddisfazione. Devo stare attento a tracciare bene, stare sul crinale e non tagliare gli accumuli di neve riportata dal vento sul versante nord e nemmeno adare a solleticare le cornici che in qualche punto escono sul ripido pendio a sud. Una traccia ripida, poche curve, silenzio ed un panorama mozzafiato intorno. Montagne e montagne stracariche di neve, che vengono illuminate ad intermittenza dalla luce lunare che riesce ad intrufolarsi tra una nuvola e l'altra. Il tratto più ripido e delicato sino alla spalla è superato, la cresta si restringe e si impenna sotto la vetta.

Ore undici sono in cima, mi guardo intorno e riconosco tutte le montagne che mi circondano, che se ne stanno li familiari, eppure sempre in grado di stupirmi, per i loro colori e le loro forme ogni volta differenti. Ogni volta c'è un nuovo dettaglio da scoprire e mille progetti da realizzare. Chissà come è quel canalino ... e quella cresta? Quella cima non l'ho mai salita, il bosco sotto mi sà che è veramente infame, ...
Inizia un altro rituale. Tolgo lo zaino, tolgo la tavola, sgancio gli scietti e li fisso sullo zaino, chiudo gli scarponi e li fisso sulla mia tavoletta, eccoci pronti. La luna non vuole proprio farmi compagnia, accendo la frontale e fiocchi di neve riportata dal vento danzano nel fascio di luce. Non è la prima volta, ma è sempre una grande emozione, fermo, silenzio, respiro, inizia la prima curva. Prendo il ritmo e lascio andare la tavola, polvere, sbuffi di neve si alzano, bello, bellissimo. Le luci dei paesi illuminano il fondovalle, mille metri più in basso. Mi fermo, silenzio, il rumore del mio respiro, la tavola e sommersa dalla neve che copre anche gli scarponi. Riparto. Veloce, con ampie curve, percorro il tratto ripido e ben presto sono sulle piste nel bosco.

Mentre mi cambio e carico tutto in macchina, alcuni ragazzi escono dal bar dell'albergo, sull'altro lato del piazzale, mi guardano incuriositi e parlottano, chissà cosa si dicono, sicuramente stanno parlando di quella tipa tanto carina, che forse ci stà e che magari prima che la settimana bianca finisca ....

SECRETLY


Text © by Maurizio Panseri

La descrizione dell´itinerario sará pronta fra breve



Informarsi sul pericolo di valanghe prima di partire. Portare l´attrezzatura da valanga e l´Arva. Bike & Board non risponde di incidenti.