| RANDAGI - Due libericorridori alla Pierra Menta |
I TAPPA ovvero “La coda tra le gambe”
Tronchet (1213 m) Bosse du Colle (2050 m) Chalet de Soufflet (1800 m) Col de la Grande Journée (2360 m) La Fontaine (1850 m) Bosse du Catex (2173 m) Glacier de la Grande Journée (2050 m) La Grande Journée (2460 m) Lac de Lavouet (2100 m) depart couloir de Lavouet (2400 m) La Planey (1175 m)
Migliaia di sensazioni che mi ingolfano la testa in questa giornata fantastica di sole, ma il pensiero corre sempre a quel momento, sci sullo zaino mentre risaliamo lungo una cresta nevosa alla Bosse du Catex. Un attimo, una frazione di secondo, un bastoncino che scivola di mano. Senza pensarci si esce fuori traccia, due passi sul ripido pendio e parte una colata di neve marcia. Il bastoncino sparisce e la slavina prende sempre più velocità e consistenza, sparendo nel couloir sottostante, per ricomparire ancora più grande nella conca, 500 metri più in basso. Un attimo di paura, ma per fortuna nessuno è stato coinvolto, orecchie basse e coda tra le gambe ripartiamo. Essere in tanti ed essere in gara su una traccia battuta, non ci esime dal pensare e dal tenere sempre una costante attenzione alla nostra ed altrui sicurezza.
![]() |
II TAPPA ovvero “Daniele”
Areches (1000 m) Roche Pastire (2100 m) Passage de Merraillet (2161 m) La Thuile (1614 m) Riondet (2357 m) Chalet de la Louze (1861 m) Grand Rognoux (2364 m) La Planey (1175 m)
Anche se sono scoppiato sull’ultima salita ed avevo le gambe imballate e con i crampi nell’ultimo discesone io e Dani abbiamo fatto un tappone, migliorando la nostra posizione in classifica. Daniele è stato grande, pantagruelico ed ingordo, sempre pronto ad aiutarmi quando ne avevo bisogno ed a faticare anche per me, aiutandomi nei cambi. Un amico così non lo si trova facilmente, si adatta al mio passo, mi segue quando imposto il ritmo, mi tira quando inizio a cedere. Oggi abbiamo dato il massimo, sintonizzati sulla medesima frequenza, non abbiamo mai mollato il ritmo iniziale. In ogni istante,ero concentrato su quell’unico preciso momento , senza farmi distrarre dal percorso lasciatoci alle spalle e soprattutto da quello che ci aspettava.
Una parte della mia mente si astrae ed il pensiero corre al 1999, alla mia prima esperienza agonistica, al mio primo Pierra Menta. Allora ero qui con Mimmo, un altro grande amico … Le esperienze in cui chiedi al tuo corpo il massimo e spingi la mente ad esplorare territori sconosciuti, ti lasciano senza pelle … nudo. Quando la fatica si accumula inesorabilmente e la lucidità evapora lentamente, il minimo avvenimento può esaltare la tua parte migliore, ma anche scatenare quella peggiore. Con il nostro compagno d’avventura ci deve essere intesa, complicità, bisogna essere sempre pronti a dare e a ricevere. Quando viaggio alla ricerca dei miei limiti, mi sento sicuro solo con un grande amico.
| |
III TAPPA ovvero “La Folla”
Les Bois (1200) Tete Rouge (2219 m) Col de la Forclaz (2374 m) Lac de Tournant (2002 m) Antécime de Grand Mont (2633 m) Lac de Tournant (2002 m) Tete Rouge (2219 m) La Planey (1175 m)
Nonostante il percorso modificato oggi è stata una giornata entusiasmente.
Ore 10.30 a.m. (circa) - Creste delle Tete Rouge.
Io, emerito nessuno, randagio affaticato ed insignificante, che, lungo il chilometro di creste che porta al Col de la Forclaz, corro tra due ali di folla. Un migliaio di persone e più che applaudono, urlano, incitano; campanacci e trombe che suonano, gente che ti chiama per nome, ti fotografa. Persone, persone e persone tutto intorno che, con una grande ola, si spostano e ti fanno passare. Sotto le lenti gli occhi sono lucidi, non solo per il sudore e per la fatica, ma soprattutto per l’emozione.
Incredibile! Ma quanti sono? Coppie di anziane con vecchie ciaspole in legno, famiglie al gran completo con i più piccoli sulle spalle, gruppetti di ragazzi vocianti con i loro snowboard pronti per la discesa, scialpinisti in pantaloni alla zuava o in tutina, sono saliti in tanti, nonostante le nubi ed il nevischio, partendo dal fondovalle all’alba. L’atmosfera che si respira è quella di una grande festa collettiva. Questa non è solo la nostra gara, ma anche la loro, soprattutto la loro, che la aspettano e la preparano per un anno intero. La loro felicità e gioia di essere lì in quel momento ad incitare tutti gli atleti dal primo all’ultimo, mi da una carica, un’energia incredibile. Loro sono lì che applaudono e ti guardano, per vederti correre, come puoi deluderli, si raschia il fondo del barile e si mantiene il ritmo elevato cercando di non mollare e di correre per tutti loro.
Tra le nubi, le montagne appaiono e scompaiono in un gioco di dissolvenze, durante l'ultima discesa, il sole si è fatto largo. Al traguardo, come per incanto, attorno a noi cime candide si ergono in un cielo limpido ed azzurro.
